Peer-review

Ciascuno volume è sottoposto a due valutazioni. I volumi di cui è autore un membro dell’editorial board sono sottoposti ad una sola valutazione.

I giudizi sintetici espressione del processo di blind peer review sono qui temporaneamente pubblicati in veste anonima.
I nomi dei valutatori anonimi saranno resi noti  su questa stessa pagina due anni (ventiquattro mesi) dopo la pubblicazione del singolo volume.

Collationes

2011

Valutazione del volume:
Giacomo Gambale, La lingua di fuoco. Dante e la filosofia del linguaggio
(Collationes, 2)

Giudizio sintetico del primo valutatore: Sylvain Piron (École des hautes études en sciences sociales)

Comme l’indique le sous-titre du livre, le propos de l’ouvrage est de mettre à jour une philosophie du langage de Dante, qui ne serait pas seulement à chercher dans ses écrits théoriques consacrés à ce propos comme le De vulgari eloquentia, mais en la faisant apparaître, à l’oeuvre, dans sa pratique poétique et particulièrement dans la Commedia. S’il est bien connu que la diversité linguistique (diversité d’origines autant que de registres et de niveaux de langue) est le trait le plus remarquable du « poème sacré » de Dante, l’auteur propose une clé d’interprétation d’ensemble en dévoilant une conception du langage qui serait fondamentalement morale. Dans l’ensemble, il s’agit d’un travail sérieux et original, étayé par de multiples sources, principalement issues de la tradition théologique et philosophique antique et médiévale, qui est assurément digne d’être publié.

Il primo valutatore ha formulato alcuni suggerimenti migliorativi che sono stati pienamente accolti dall’autore.

Giudizio sintetico del secondo valutatore: Ileana Pagani (Università di Salerno)

Obiettivo di questo studio sulla teoria linguistica di Dante è mostrare come la riflessione sul discorso poetico si ponga nell’opera dantesca come alternativa e complementare a quella sul discorso filosofico (o ‘scientifico’): la poesia ne emerge caratterizzata da una duplice valenza linguistica, in quanto è allo stesso tempo espressione e riflessione sull’espressione. L’autore individua e sottopone ad analisi morfologica nelle opere di Dante, e in special modo nella Commedia, un numero significativo di termini ed espressioni che si riferiscono alla riflessione sul linguaggio, mostrando come l’esercizio della parola non soltanto accompagni il cammino del pellegrino nei regni dell’oltretomba, ma valga quale strumento atto a sostenere e articolare intimamente i dialoghi e i racconti personalizzati in tutto il poema. Interessante è il riferimento al contesto del dibattito linguistico medievale: ma la tesi originale del volume consiste nel mostrare in quale misura la parola fosse per Dante intrinsecamente legata, nella sua funzionalità espressiva, alle qualità morali e spirituali del locutore, delle quali essa riflette l’essenza sia mediante l’efficacia della corporeità sonora, sia sul piano interiore. Ponendosi in dialogo interlocutorio con studi classici e contributi recenti sulla costruzione dello strumento linguistico in Dante, come è evidenziato dalla ricca e completa bibliografia, questo volume apre originali e interessanti prospettive di lavoro. Il giudizio complessivo è molto positivo, per la fine lettura dei testi e il dominio della complessa materia nonché della bibliografia ampia e articolata.

 

2012

Valutazione del volume:
Pier Francesco De Feo, Il Cristo delle scuole. Il dibattito cristologico nella prima metà del secolo XII
(Collationes, 3)

Alcuni membri dell’Editorial Board hanno suggerito integrazioni bibliografiche e interventi  migliorativi che l’autore ha pienamente accolto.

Giudizio sintetico del primo valutatore anonimo; Mauro Gagliardi (Ateneo Pontificio Regina Apostolorum)

Il presente volume colma un vuoto all’interno della produzione recente di lingua italiana sulla storia della cristologia. L’autore offre un’esposizione di ampio respiro, contenuta però in un numero ragionevole di pagine, del pensiero cristologico e soteriologico di alcuni giganti dei secoli XI e XII: Anselmo d’Aosta, Ruperto di Deutz, Ugo di San Vittore, Abelardo Palatino, Gilberto Porreta. Ad ognuno di questi pensatori è consacrato un capitolo del volume, in cui si espone, con capacità analitica, la riflessione sull’identità e sull’opera di Cristo. Di ogni pensatore l’autore ha letto i testi e li riporta sia in traduzione italiana, sia – con più abbondanza nelle note a pie’ di pagina – nell’originale testo latino. Quest’espediente rende la lettura più agevole, senza far perdere al testo la caratteristica del rigore scientifico, garantito dal buon apparato critico e dalla ben redatta bibliografia finale. La divisione interna dei capitoli rispetta sia un criterio tematico che bibliografico: il pensiero dei singoli autori viene presentato per temi (l’unione ipostatica, la divinità e l’umanità di Cristo, la soteriologia, ecc.), all’interno dei quali la trattazione presenta singolarmente gli scritti qualificanti che il teologo, di volta in volta analizzato, ha prodotto. L’autore ha voluto aggiungere, tra i temi trattati, anche brevi paragrafi sulla «questione eucaristica», una scelta che ha evidentemente una sua logica – brevemente illustrata nell’«Introduzione» al volume – ma che non incide in modo decisivo sul saggio e quindi avrebbe potuto essere sviluppata adeguatamente in un’altra trattazione. Questo volume appare destinato ad arricchire notevolmente la bibliografia di lingua italiana sulla storia della cristologia e della soteriologia. Esso potrà aiutare i lettori a venire a contatto con il pensiero di quella fase del Medioevo, in cui si assiste al passaggio dall’uso della logica a quello della metafisica in teologia – passaggio che ha preparato l’epoca aurea della Scolastica del XIII secolo. Molti temi e disquisizioni appaiono oggi datati, ma aiutano a riflettere e a riscoprire aspetti della meditazione cristologica oggi troppo frettolosamente accantonati e che, se adeguatamente ripresi, possono rilanciare la cristologia odierna, liberandola sia dalle secche di uno sterile approccio esclusivamente storico-critico, sia dall’inconsistenza di proposte meramente narratologiche. I grandi scolastici, ripresentati dall’autore, ci aiutano a recuperare un’attitudine speculativa riguardo al mistero della Persona e dell’opera di Cristo, favorendo il risorgere di quel pensiero forte in teologia che secoli fa ha creato e plasmato la civiltà.

Il primo valutatore ha indicato alcuni utili perfezionamenti formali che l’autore ha accolto.

Giudizio  sintetico del secondo valutatore anonimo Concetto Martello (Università di Catania)

Il volume evidenzia il contributo dell’alta cultura cristiana, nella seconda e ultima fase della cosiddetta “riforma ecclesiastica”, alla crescita della filosofia, cioè di un sapere fondato sulle categorie della tradizione teologica antica e caratterizzato da un avvertibile “spessore” speculativo. Di rilevante interesse e utilità per lo studioso risultano essere l’“inquadramento” storico delle tematiche, l’attenzione costante alle coordinate spazio-temporali entro cui situare i dibattiti e le singole posizioni, che in tal modo sono pienamente comprensibili, e l’accurata analisi critica dei testi, che va ben al di là di una loro mera esposizione, fornendo continui spunti per un fattivo “dialogo” con essi. È sulla base di tale esame, riguardante in particolare l’opera di Anselmo d’Aosta e dei teologi più in vista e più importanti della generazione a lui successiva, che l’autore individua e svolge i due fondamentali temi che contraddistinguono lo sviluppo della cristologia nella prima metà del XII secolo: quello dell’unione ipostatica della natura umana e della divina nell’unica persona del Cristo e quello riguardante la causa e le condizioni della redenzione.

Il secondo valutatore ha formulato all’autore, che li ha accolti, due consigli di integrazione del repertorio delle fonti citate in nota.

 

2013

Valutazione del volume:
Davide Monaco, Cusano e la pace della fede
(Collationes, 4)

Giudizio del primo valutatore: Gianluca Cuozzo (Università di Torino)

Il tema della pace della fede, a cui Nicola Cusano ha dedicato gran parte del suo operato e del suo pensiero, è un tema che può essere affrontato solo facendo riferimento ai temi filosofico-teologici centrali della sua immensa opera. Il tema dell’Uno e della pluralità delle sue manifestazioni mondane, la dialettica complicatio-explicatio, il valore ontologico della singolarità, l’insistita affermazione del valore congetturale (dunque ermeneutico) delle formulazioni del vero sono il fondamento della celeberrima affermazione cusaniana secondo cui “una religio in rituum varietate”. Il saggio di Davide Monaco, sempre preciso e costante nel suo encomiabile impegno (ad un tempo filosofico ed ermeneutico), ha il merito di evidenziare questo radicamento metafisico del pensiero ecclesiologico di Cusano. In tal senso si può senz’altro dire che il suo lavoro sia robusto e originale, nonché un contributo significativo nell’orizzonte degli studi dedicati all’autore.

Giudizio del secondo valutatore: Cecilia Rusconi (Universidad de Buenos Aires)

El De pace fidei constituye sin duda una de las obras más divulgadas de Nicolás de Cusa (1401-1464). Este texto, compuesto en 1453, poco después de la toma de Constantinopla, ha estimulado un interés que excede ampliamente el círculo de los especialistas en el pensamiento cusano. Tal repercusión se asienta en la originalidad con la que la mencionada obra afronta el tema de los conflictos entre religiones, el cual ha atormentado – y sigue haciéndolo – la conciencia del hombre occidental.
En el presente volumen Davide Monaco retoma el problema de la controversia en torno a las diferentes interpretaciones que ha suscitado el De pace fidei, destacando los aspectos fundamentales de la posición cusana respecto de los cuales no existe acuerdo unánime hasta el presente. En este marco, que el autor presenta en un actualizado estado de la cuestión, expone su propia tesis, según la cual el Cusano formula a través de un diálogo viviente, una teoría del diálogo interreligioso y de la paz de la fe, propuesta como interpretación conjetural y en este sentido parcial, de una verdad inefable. La conciencia de dicha parcialidad – sustentada en el concepto cusano de conjetura – mantiene, como consecuencia necesaria de su propia teoría, la vigencia de una alteridad conjetural i.e. de la variedad de ritos y nombres destinados a expresar la potencia infinita, que permanece por su parte inefable. Con ello, la propuesta cusana alienta el reconocimiento del valor positivo de los cultos y ritos religiosos. El volumen está dividido en tres capítulos, de los cuales los dos primeros conforman el fundamento teórico en el que se apoyan las tesis sobre el De pace fidei expuestas propiamente en el capítulo tercero. El primer capítulo, L’Uno e i molti, reconstruye la concepción cusana de la relación entre lo uno y lo múltiple; es decir entre la unidad divina y la multiplicidad de la creación en la que dicha unidad se despliega. El autor se apoya para esta tarea fundamentalmente en la obra cusana De apice theoriae, en cuanto exposición completa de dicha doctrina. El segundo capítulo, Il prospettivismo veritativo cusaniano, está dedicado a la interpreción cusana de la realidad, como concepción perspectivista, fundamentada en la noción cusana de conjetura, para lo cual se apoya básicamente en la segunda obra especulativa del Cusano, De coniecturis. Luego de haber clarificado estos dos momentos de la filosofía cusana, Monaco relee, en el tercer capítulo de su trabajo, il De pace fidei, la mencionada obra, con la intención de comprender la contribución de la misma a una filosofía del diálogo interreligioso e intercultural. Finalmente, en la conclusiones intenta sintetizar los desarrollos expuestos a lo largo de su estudio esbozando la Wirkungsgeschichte del De pace fidei y mostrando cómo puede interpretarse la posición de la obra en su contexto histórico. De esta manera, el autor se separa de una posición que intenta acomodar el espíritu del De pace fidei a una idea de la tolerancia moderno-iluminista, mostrando que la propuesta cusana no es la de una paz a pesar de la fe, sino más bien la de una paz que nace justamente gracias a la fe. En general podemos decir que el volumen conforma un estudio al mismo tiempo útil y accesible, combinación no siempre fácil de hallar, inclusive para aquéllos que nos dedicamos especialmente al estudio de la filosofía cusana. Saludamos por ello este trabajo de Davide Monaco que, sobre todo, en cuanto a la claridad de su exposición, representa un instrumento de utilidad e interés que trasciende – como lo hace el propio De pace fidei – el de los especialistas dedicados al pensamiento cusano.

 

2015

Valutazione del volume:

Renato de Filippis, Le ragioni del diavolo. Otlone di Sankt Emmeran e la filosofia

(Collationes, 5)

 

Giudizio del valutatore anonimo

On découvre, grâce a ce livre, un auteur et une pensée presque ignorés par les historiens de la philosophie. L’enquête philosophique et philologique menée dans ce volume est précise et érudite, avec une utile mise en perspective historique. D’un intérêt tout particulier est l’analyse du “transfert” de la pensée de Denys l’Aréopagite et de Jean Scot en Bavière au XIe siècle. Encore très utile est la reconstitution de ce moment de changement de paradigme philosophique entre la théologie rationnelle des “antiqui” et la vision des “moderni” pour qui la fréquentation des arts libéraux ne signifie plus l’exercice d’une maîtrise des principes de la réalité. C’est un livre clair et savant, qui met en lumière un auteur très peu connu et qui ouvre des perspectives importantes sur notre connaissance de la pensée médiévale.

 

Institutiones

2013

Valutazione del volume:

Renato de Filippis, Loquax pagina. La retorica nell’Occidente tardo-antico e alto-medievale

(Institutiones, 2)

 

Giudizio del primo valutatore: Bruno Centrone (Università di Pisa)

Il volume di Renato de Filippis ‘Loquax pagina. La retorica nell’Occidente tardo-antico e alto-medievale’ costituisce una poderosa sintesi della storia della retorica post classica, che, partendo da una solida base di conoscenza dei modelli di età classica, tratta in maniera esaustiva gli autori di IV e V secolo, Agostino d’Ippona, gli autori del VI-VII e di età carolingia. Il lavoro si distingue per una perfetta padronanza dei necessari strumenti storico-filologici e per una conoscenza capillare dei testi affrontati e della relativa letteratura. Le analisi condotte, che costantemente approdano a esiti originali, aprendo nel contempo nuove prospettive su autori che situano alla conclusione dell’alto medioevo, mostrano la rilevanza della retorica in ordine alla sua capacità di superare la dimensione di una disciplina esclusivamente tecnica, o scritta, e di offrire, in un’ottica specificamente cristiana, un valido orientamento nella sfera della predicazione e dell’omiletica, nel campo etico-filosofico e, più in generale, nell’acquisizione del sapere. Per queste ragioni ritengo il volume senz’altro degno di essere pubblicato nella collana Institutiones.

 

Giudizio del secondo anonimo; Daniel Nodes (Baylor University)

This study, a revised version of the author’s doctoral dissertation of 2007 in the University of Salerno, examines the concept and application of rhetoric in the West from the fourth through eleventh century. It joins the ranks of major treatments of medieval rhetoric, such as J. Murphy, Rhetoric in the Middle Ages. The study demonstrates the existence of an enduring tradition with identifiable features. Chief among these is rhetoric’s transfer to a subservient role as an effect of the Christian ethos on classical culture and the decline in the West of the knowledge and use of the Second Sophistic. A Ciceronian insistence on rhetoric’s use with ethical responsibility in the service of the good and true lay behind the medieval aim to use rhetoric to promote the truth of the Gospel. In this new appropriation of Ciceronian ethos, Augustine’s De doctrina Christiana was a key text. The period is also shown to give frequent testimony to the mutual value rhetoric and dialectic. This is seen in contrast to views that often see greater separation between rhetoric and dialectic, as if there was an ‘either – or’ situation in the minds of the medievals to follow, say, Boethius the dialectician more closely than Augustine the rhetorician. This work presents Boethian theory more as a complement than an antithesis to Augustine, and vice versa.The book focuses on the ars praedicandi more than the ars dictaminis and ars poetica, where rhetoric was also an essential ingredient. It would be even more serviceable if it included a discussion of the twelfth century, when scholastic Latin, especially the language of the summae, becomes for many readers, virtually anti-rhetorical, and when the influence of the poetria nova affects writers’ sensibilities. That period, however, may be more suited to a separate volume. For all readers, the bibliography (chronologically rather than alphabetically ordered) is quite comprehensive although not exhaustive of so large a field. This book is destined to be read and consulted for many generations to come.

 

2014

Valutazione del volume

Dialogus. Il dialogo filosofico tra le religioni nel pensiero tardo-antico, medievale e umanistico, a c. di Mario Coppola, Germana Fernicola, Lucia Pappalardo

(Institutiones, 4)

Giudizio del primo valutatore anonimo:Daniel Nodes (Baylor University)

This latest volume in the Institutiones series contributes worthily to one of the most complex and important topics in the history of Western intellectual culture. The first followers of Jesus lived in the crossroads of Hellenistic Judaism, and various expressions of Christ’s gospel from continued with each generation both to be shaped by and to shape the religious culture of the Roman Mediterranean world and beyond. Christian apologetics in the dialogue among Christians, pagans, and Jews were established in the first centuries after Christ, fostered by imperial acceptance in the fourth century, and promoted within church, monastery, and school environments. The nineteen articles in this volume, beginning with Giulio D’Onofrio’s comprehensive survey of the sixteen-hundred year history from Justin Martyr and Origen to the Christian humanists and the Age of Enlightenment, contain lucid and well-documented accounts of the principal issues in the dialogue between faith and reason. The volume’s articles focus primarily on Western figures after the Age of Constantine, with less attention paid to the Byzantine role in the articulation of Christian faith informed by reason and contemplation, but the often under-studied interactions that continued between Christians and Jews in the Middle Ages is included for study, as is the encounter between Christian and Islamic intellectuals on the borders of the Roman world. This book will be of great value to all students of the development of Christianity and intellectual history.

 

Giudizio del secondo valutatore anonimo: Francesco Tomatis (Università di Salerno)

Il volume prende in esame il tema del dialogo filosofico fra le religioni nel corso del pensiero tardoantico, medioevale e umanistico occidentale e si compone di contributi di più studiosi. Ciascun saggio è dedicato in specifico a uno o più autori, i quali vengono analizzati approfonditamente in diversi loro testi chiave relativi alla questione o ad argomenti ad essa correlati, con in genere ampia conoscenza della letteratura critica relativa. Relativamente alla limitazione tematica assunta, la questione è affrontata in maniera assai ampia e completa, con un metodo di ricerca ottimo, talora eccellente, e con buone esposizioni, talune ottime. L’analisi è sempre di buon livello, talora eccellente in alcuni contributi; la capacità di sintesi risulta buona o ottima in diversi contributi. Solo nei saggi migliori, fra i quali si segnalano quelli dovuti a d’Onofrio, Coppola, Monaco e Taranto, risulta particolarmente originale e significativa l’interpretazione filosofica. Pertanto, il volume è pubblicabile senza necessità di revisioni.

2016

Valutazione del volume

Platone nell’Occidente tardo-antico, medievale e umanistico, a c. di Maria Borriello e Angelo Maria Vitale

(Institutiones, 5)

Giudizio del valutatore anonimo

La raccolta di studi, necessariamente brevi per l’ampiezza cronologica dell’indagine, da Platone al ’500, al pieno Rinascimento, prende l’avvio dal paradosso lucidamente formulato da Monique Dixaut: “l’absence de platonisme chez Platon a découlé une proliferation de platonismes”, a partire da Antioco di Ascalona. Il volume non presume di riscrivere la storia della filosofia che con il platonismo comunque si confronta, anche quando non si riconosce nell’eredità di Platone. L’interesse di questo insieme di studi, prevalentemente di giovani studiosi, deve individuarsi nella diversità di prospettive e di metodi, ad esempio nella ricostruzione del formarsi di dossografie letterario-filosofiche di lunga durata, che assumono di volta in volta significati culturali e ideologici diversi (esemplare, sotto questo punto ‘altro auspicabile di vista, il Platone di Dante, filosoficamente subordinato ad Aristotele nel canto IV dell’ Inferno, che ritrova il suo “principato” nei commentatori, a partire dal Boccaccio). La prima parte, dedicata al così detto neoplatonismo dell’età imperiale, si inserisce evidentemente in indirizzi di ricerca che negli ultimi decenni hanno avuto ricchissimi sviluppi, sia dal punto di vista filologico, sia ispirati al confronto con le complessità metafisiche della ricostruzione sistematica del pensiero platonico. Alcuni spunti di particolare interesse si individuano negli studi dedicati ad autori meno noti della tradizione medievale, o comunque non immediatamente riconducibili a una qualche forma di platonismo, come, ad esempio, Manegoldo di Lautenbach o Pietro d’Abano. Anche se i diversi studi, inquadrati dalla lucida introduzione di Franco Ferrari, meriterebbero ognuno una approfondita analisi, l’insieme del volume presenta un evidente interesse storiografico, anche per gli spunti che offre a ulteriori ricerche: la pubblicazione è senz’altro auspicabile.

Nutrix

2011

Valutazione del Volume:

Cinzia Arruzza, Les mésaventures de la théodicée. Plotin, Origène, Grégoire de Nysse

(Nutrix, 6)

Giudizio del primo valutatore: Michele Abbate (Università di Salerno)

Lo studio di Cinzia Arruzza, Les Mésaventures de la Théodicée. Plotin, Origène, Grégoire de Nysse, appare, fuor di dubbio, un ottimo lavoro sia per la completezza e profondità di analisi sia per l’eccellente organizzazione e struttura di fondo. Considerata l’ampiezza dell’argomento trattato – la teodicea del male tra il Neoplatonismo plotiniano e la prima riflessione filosofico-teologica cristiana – è opportuno in primo luogo segnalare come la giovane studiosa sia riuscita ad organizzare in modo intelligente, stimolante e per molti versi anche accattivante una materia estremamente complessa e difficile. Occorre inoltre aggiungere che lo studio della Arruzza appare anche assai stimolante non solo dal punto di vista della riflessione storico-filosofica, ma anche dal punto di vista speculativo, in quanto, soprattutto nell’ultima parte del suo lavoro, l’Autrice mette in luce che la ricostruzione delle concezioni rispettivamente di Plotino, Origene e Gregorio intorno alla natura del male rivela i limiti e le problematiche necessariamente connesse, potremmo dire, con il concetto stesso di teodicea del male. In effetti i tentativi da parte di Gregorio di risolvere alcune problematiche insite nella riflessione origeniana aprono ulteriori difficili questioni teoretico-teologiche che l’Arruzza sottolinea sempre con efficacia e precisione. Nella ben argomentata conclusione l’Autrice, dopo aver delineato dettagliatamente le affinità e le differenze tra le concezioni di Plotino, Origene e Gregorio, sottolinea, citando le parole di Giovanni Filoramo, che «preoccupate della non contraddizione e della totalizzazione sistematica, le teodicee si rivelano come una lotta disperata a favore di una coerenza alla lunga impossibile». Lo studio della Arruzza appare un lavoro esaustivo e completo sotto diversi punti di vista e fornisce importanti spunti di riflessione per ulteriori approfondimenti concernenti il problema del male nella storia della filosofia occidentale. L’ampia bibliografia dimostra inoltre che l’Autrice si è avvalsa della fondamentale letteratura secondaria sulla questione, discutendo con puntuale acribia nel testo e nelle note le posizioni dei diversi autori. Interessante potrebbe risultare in futuro per l’Autrice un ulteriore confronto tra gli esiti cui è pervenuta nel presente studio e le concezioni sulla natura del male proposte nell’ambito del Neoplatonismo post-plotiniano, mi riferisco in particolare alla concezione procliana, per molti versi assai moderna e suggestiva, del male come parypostasis.

 

2015

Valutazione del volume

Lucia Pappalardo, Gianfrancesco Pico della Mirandola: fede, immaginazione e scetticismo

(Nutrix, 8)

Giudizio sintetico del valutatore anonimo

Il lavoro è dedicato a un autore non facile e non molto studiato, eppure di sicuro rilievo nel panorama filosofico del primo Cinquecento italiano, al cui interno immette o modula in forme originali temi destinati a rimanere importanti e attuali almeno fino alla prima metà del Seicento: dalla fine del ‘mito’ di Aristotele alle discussioni sul metodo e la logica peripatetica; dal recupero delle potenzialità critiche del pirronismo alla riflessione sulla pluralità e la vanitas delle filosofie, a una perentoria apologetica cristiana che non rinuncia a confrontarsi con le questioni della demonologia e del profetismo. Concentrandosi sul nesso fra ricerca di un criterio formale della verità e ferma difesa della Christiana doctrina contro i percorsi e gli esiti teoretici della razionalità naturale, l’autrice, attraverso una analisi assai ampia – che tocca tutti i maggiori scritti pichiani, ma si sofferma in modo particolare sull’Examen –, individua in una diversificazione ragionata delle strategie dell’apologetica il disegno sotteso all’intera parabola filosofica di Gianfrancesco e nel tema della relazione tra fidescredulitas e imaginatio lo snodo decisivo di una riflessione la cui trasparente finalità etico-religiosa risulta costantemente imperniata sull’analisi delle differenti potenzialità epistemologiche di ragione e fede. Il risultato è una monografia originale, interessante e solida, che denota rigore metodologico, puntuale conoscenza dei testi e della letteratura critica, finezza ermeneutica. Si tratta di un contributo di sicuro rilievo per l’avanzamento degli studi su Gianfrancesco Pico e, in quanto tale, senz’altro meritevole di pubblicazione.